Quanti europei tra i 25 e 34 anni vivono ancora a casa dei genitori?

 "A 28 anni vive ancora dai suoi genitori"

“A 28 anni vive ancora dai suoi genitori”

In tutti i paesi europei esistono giovani adulti, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, che vivono ancora a casa dei genitori. Le percentuali dei vari paesi, tuttavia, differiscono notevolmente. Le ragioni sono molte ma credo che possiamo suddividerle in tre categorie: differenze culturali, questioni economiche e welfare.

In Italia, culturalmente, si esce di casa quando ci si sposa. Ora che ci si sposa di meno si esce di casa quando si va a convivere. Il principio, tuttavia, rimane lo stesso. A meno di trovare lavoro o studiare lontano dai propri genitori è molto difficile che un giovane italiano vada a vivere da solo se risiede nella stessa città dei suoi.

Il legame con la famiglia è molto presente e sentito in Italia ma le ragioni economiche sono, a mio avviso, di maggior peso. Un giovane di 25 anni, ma anche un adulto trentenne, molto spesso, non ha le risorse economiche sufficienti per prendersi casa e vivere da solo. Al limite può tentare una coabitazione per ridurre le spese. Questo vale principalmente nelle grandi città, dove i prezzi degli affitti sono molto alti.

Non essendoci culturalmente l’esigenza di far sì che a 18/19 anni un giovane si stacchi dal nucleo familiare lo Stato, in questo, non aiuta nemmeno. In Italia, per dare indipendenza ai giovani, il welfare è inesistente. In alcuni paesi europei lo Stato fornisce dei sussidi che aiutano i giovani ad andar via di casa e potersi pagare un affitto.

In Francia, ad esempio, gli aiuti per l’alloggio più versati ai giovani sono:

Se decidete, dunque, di trasferirvi in Francia, e i vostri mezzi sono insufficienti, una delle vostri migliori amiche diventerà sicuramente la CAF – Caisse Allocations Familiales.

Di seguito una mia mappa, aggiornata con dati Eurostat 2015, che riporta la percentuale dei giovani adulti con età compresa tra i 25-34 anni che vivono ancora a casa dei genitori.

mappa-young-adult-living-parents-dati-eurostat-2015

 

Si passa da un massimo di 55,5% in Croazia ad un minimo di 3,7% in Danimarca. Ovviamente, per le ragioni che conosciamo, l’Italia si ritrova dalla parte alta con un percentuale del 50.6% dei 25-34enni che vivono ancora dai genitori. Percentuale che, negli ultimi dieci anni, è aumentata in quasi tutti i paesi europei all’eccezione di Germania, Estonia, Irlanda, Austria, Slovenia e Finlandia. In Italia è passata dal 46,4% nel 2005 al 50,6% nel 2015.

Per quanto riguarda il nostro paese, il “Rapporto annuale 2016 – La situazione del paese“, pubblicato dall’ISTAT, ci descrive una situazione ben peggiore per la fascia di età compresa tra i 25-29 anni. Nel 2015 il 70,1 % di questi giovani e il 54,7 % delle loro coetanee vivono ancora in famiglia con il ruolo di figli. Nel 1995, per gli allora giovani con età compresa fra 25 e 29 anni queste proporzioni erano rispettivamente del 62,8% per gli uomini e il 39,8% per le donne.

A mio avviso si tratta di una percentuale drammatica che mette in luce le tantissime problematiche di quest’ultima generazione se non anche di quella precedente. A 25 anni una persona dovrebbe essere considerata adulta e avere il diritto di intraprendere autonomamente il proprio percorso di vita indipendentemente da quello dei propri genitori o addirittura dei nonni che sotto tanti aspetti sono diventati il vero welfare italiano. Ogni giovane adulto dovrebbe avere la possibilità di scegliere. Se preferisce rimanere a casa dei genitori, ben venga, purché sia una scelta personale e non dettata da ragioni di dipendenza economica.

Si spiega, dunque, il motivo per il quale il sottotitolo, in italiano, della locandina del film francese Tanguy (2001) non è stato tradotto con “a 28 anni vive ancora dai suoi genitori“. In Italia non avrebbe significato assolutamente nulla. Si è scelto di tradurlo con: “mai abbandonare la casa di mamma e papà“. Sottigliezze…ma significative.

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