Il rispetto del bene comune in Italia. Una questione culturale?

Mulberry_Street_NYC

Mulberry Street, New York, circa 1900

Qualche tempo fa leggevo una ristampa di “La stella degli Emigrati” dell’anno 1904, rivista mensile calabrese, che trattava esclusivamente delle questioni legate all’emigrazione. Anni, quelli, caratterizzati dalla cosiddetta “grande fuga” dal nostro paese in cerca di una vita “migliore”! In questo momento particolare per l’Europa è utile ricordare e non dimenticare la storia dell’emigrazione dei popoli europei e in particolari di quello italiano emigrato in tutto il mondo.

In questo periodico venivano pubblicati annunci di lavoro all’estero, le normative da rispettare, notizie sui viaggi ma anche sulle nascite e le morti dei connazionali, o meglio conterranei.
Una corrispondenza estera, in data 1 marzo 1904, mi ha particolarmento colpito.
Di seguito la trascrizione di quella corrispondenza.
Inghilterra
Emigrazione – Mano d’opera al Transvaal.
L’ispettore di igiene pubblica del distretto di Fiusburg in Londra, ove risiedono molti italiani, ha fatto un importante rapporto alle autorità sulle condizione igieniche e morali degli italiani che sono sottoposti alla sua vigilanza.
Il dottore riferisce che nel distretto vi sono 3000 stranieri, e di questi 1450 sono italiani. Questi esercitano ogni sorta di professione, dalle più umili alle più elevate nella categoria operaia e commerciale. Sono soprattutto mosaicisti, figurinai, venditori ambulanti…Il dottore rileva le caratteristiche commerciali della nostra emigrazione e come ad essa non facciano difficoltà il clima, la distanza, la differenza di razza e di lingua, trova nel suo complesso l’emigrazione italiana a parità di condizioni e di mestieri è di qualche grado sempre più elevata delle altre emigrazioni europee ed anche delle corrispondenti classi di popolazione anglo-sassone. Venendo ad esempi particolari, egli dice che i fanciulli italiani del suo distretto sono meglio vestiti più puliti e meglio nutriti e quindi in migliori condizioni igieniche che non i fanciulli inglesi. Le madri italiane vengono citate ad esempio alle madri inglesi per la cura intelligente con cui nutriscono ed allevano i loro bambini. Le dimore degli italiani sono pulitissime all’interno e tenute con ordine ammirabile; ma non altrettanto curati sono i cortili e le strade adiacenti alle loro abitazioni.
Da allora non sembra cambiato molto di questo peculiare aspetto della “cultura” italiana. Ancora oggi vige, nella società italiana, una forte dimensione individuale e una scarsissima dimensione sociale comune. La sfera privata deve essere tutelata ma quella pubblica, che pur ci appartiene ugualmente, non sembra suscitare lo stesso interesse. Vi sono, tuttavia, molti esempi positivi che ci fanno capire che alcune cose stanno cambiando. Le persone sono più sensibili a certe tematiche. Molti capiscono che bisogna aver cura di quello che ci circonda sia per sé, sia per gli altri ma anche per le future generazioni. Ma la strada per un cambiamento radicale delle mentalità è ancora lunga. Per cambiare è necessario puntare sull’educazione dei più giovani. Se il rispetto del bene comune, che appartiene a tutti, viene capito sin dalla più tenera età è più facile che questo comportamento possa continuare nel tempo. E se questa educazione non viene fatta nell’ambito familiare, con il buon esempio, allora è necessario che questo compito sia devoluto alla scuola. Insegnare ad avere rispetto per tutto quello che ci sta intorno e che è patrimonio di tutti. La cura e l’attenzione per il bene comune di molti sconfingera, allora, il menefreghismo di pochi.

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