In Europa, record italiano per quantità di compiti a casa.

CC 2.0Gli studenti italiani hanno troppi compiti a casa? Sembrerebbe di sì.
Da una relazione OCSE 2014 sull’analisi dei risultati del Programma per la valutazione internazionale dell’allievo, meglio noto con l’acronimo PISA, che valuta ogni tre anni il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati, risulta che i ragazzi italiani passano in media 9 ore a settimana a fare compiti a casa contro una media dei paesi OCSE di 4,9 ore. Per quanto riguarda la sola Unione Europea gli studenti italiani detengono il record dei più “secchioni” seguiti dai giovani irlandesi che, in media, passano poco meno di 8 ore settimanali a fare i loro compiti.

Ma questo serve a qualcosa? Sembrerebbe proprio di no. Se il metodo italiano, che prevede oltre allo studio svolto in classe altrettanto studio al di fuori delle aule scolastiche, portasse, per la maggioranza degli studenti, ad un livello più alto di conoscenze e ad una maggiore preparazione non si spiega perché, nelle valutazioni PISA, gli studenti italiani fanno spesso una pessima figura in confronto ad altri che sui libri passano molte meno ore. Parliamo degli studenti finlandesi o dei giovani coreani che si posizionano sempre in vetta alle classifiche sulle competenze scolastiche e che dichiarano di dedicare allo studio meno di tre ore in media alla settimana.

Anche l’OCSE, nelle sue analisi, ha evidenziato che oltre alle quattro ore di studio settimanali il tempo investito sui libri ha effetti trascurabili sui risultati.

Si potrebbe obiettare che studiare, ore e ore, per approfondire un programma di studio può, al limite, fornire un’ottima preparazione e un metodo a quegli studenti che intraprenderanno studi universitari. Ma qui sorge un altro problema. I dati italiani sui giovani laureati non sono confortanti. In Italia, solo il 22,4% delle persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni è in possesso di un diploma di istruzione superiore contro una media UE del 35,8%.

Oltre alla bassa percentuale di laureati, l’Italia è, altresì, in fondo alla classifica per quanto riguarda il tasso di abbandono scolastico. L’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rappresenta un serio problema in Italia ma se ne sente parlare molto poco. Attualmente la percentuale di abbandono scolastico tra i giovani europei è in media del 12,8%.  In Italia il tasso di abbandono scolastico è del 17,6%. L’Italia si trova subito dietro a Spagna (24,9%), Malta (22.6%) e Portogallo (20,8%).

Il sistema scolastico italiano deve essere riformato. Adesso, non tra vent’anni! E’ necessario ripensare il metodo di studio, non avendo timore di ispirarsi a modelli di successo già attivi in altri paesi. E’ necessario dare più spazio ad altre attività educative e ricreative oltre all’insegnamento “classico”. L’aumento dell’attività sportiva sarebbe un ottimo inizio visto che, tra le altre cose, i bambini italiani risultano essere i più grassi e pigri d’Europa.

OCSE 2014

OECD (2014), “Does Homework Perpetuate Inequities in Education?”, PISA in Focus, No. 46, OECD Publishing, Paris.



1 commento

  • angela iori ha detto:

    Mia figlia diciassettenne soffre da tempo di mal di schiena e di calo della vista. Tutto questo a causa del sistema scolastico. Zaini pesantissimi, niente sport perché non c’è tempo di praticarlo, data la mole immane di compiti assegnati ogni giorno. Siamo sfinite sia io che lei a causa del sistema scolastico, che obbliga lei a stare solo sui libri e a non fare assolutamente altro, e me ad aiutarla quando non ce la fa più. Non parliamo nemmeno della quantità di lezioni private che richiede la insufficienza di spiegazioni fornite a scuola…. Tutta questa fatica non è neanche stata utile, dato che in terza liceo è anche stata bocciata, nonostante ci siamo ammazzate di fatica tutto l’anno. E pensare che suo fratello ha iniziato la scuola superiore quest’anno mi getta nello sconforto più totale….

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