I poliglotti d’Europa. Lo studio delle lingue straniere a scuola

Nella nostra società è sempre più importante possedere una conoscenza approfondita di una o più lingue straniere. L’Unione europea incoraggia attivamente l’acquisizione di tali competenze sin dall’infanzia. L’obiettivo è quello di un’Europa in cui a ciascuno vengano insegnate almeno due lingue oltre a quella materna.

Un rapporto del 2012, pubblicato dalla rete Eurodyce della Commissione Europea, “Cifre chiave dell’insegnamento delle lingue a scuola in Europa – 2012“, indica che i bambini europei cominciano l’apprendimento delle lingue straniere sempre più precocemente. La maggior parte di essi ad un’età compresa fra i 6 e i 9 anni. Viene evidenziato, inoltre, che nel corso degli ultimi 15 anni, la maggior parte dei paesi ha abbassato l’età di inizio dell’apprendimento obbligatorio delle lingue, in alcuni casi impartendo lezioni di lingua già in età prescolare. La comunità germanofona del Belgio, ad esempio, propone corsi di lingua straniera per i bambini già a partire dai 3 anni.

L’inglese risulta di gran lunga la lingua straniera più insegnata in quasi tutti i paesi d’Europa, seguita a grande distanza dal francese e dal tedesco e infine dallo spagnolo e dal russo.




Secondo i dati Eurostat 2012 (ultimi dati disponibili), nei paesi UE, la percentuale di studenti che studiano 2 o più lingue nel corso degli studi secondari superiori è pari al:

  • 100% in Lussemburgo

Il Lussemburgo è un caso particolare. Oltre al lussemburghese, che comunque è una lingua germanica, le lingue obbligatorie nel percorso di studio sono tre: Il tedesco che si inizia a 6 anni, il francese a 7 e solo successivamente l’inglese.

  • >99% in Slovacchia e Finlandia
  • Tra il 90% e il 99% in Estonia, Francia, Slovenia, Romania e Repubblica Ceca (fino al 2011 la percentuale in Rep. Ceca era del 100%)
  • Tra il 80% e il 89% in Belgio, Croazia, Cipro, Lettonia e Svezia (In Svezia la percentuale è passata dal 93,3 nel 2011 al 80,1% nel 2012)
  • Tra il 70% e il 79% in Bulgaria, Austria e Polonia
  • Tra il 50% e il 69% in Danimarca, Olanda e Malta
  • Tra il 25% e il 50% in Lituania e Ungheria
  • Tra il 20% e il 25% in Spagna e Italia
  • < 10% in Irlanda, UK, Portogallo e Grecia

Una buona scuola deve formare e preparare gli studenti per un futuro nella società e costruirsi un futuro passa inevitabilmente dal lavoro. La conoscenza di una lingua straniera e, che piaccia o no, dell’inglese in particolare è sempre di più un aspetto indispensabile per avere migliori prospettive in ambito lavorativo. Se sono più lingue, tanto meglio.

La scuola deve essere il centro di tale formazione. Ma soprattutto il livello deve essere molto buono se non ottimo. La quantità di lingue studiate, a questo punto, è secondaria rispetto alla qualità. Studiare due lingue per poi finire la scuola non avendo un livello soddisfacente in nessuna delle due è assurdo. La scuola italiana si deve impegnare anche su questo fronte. Non possiamo rimanere il paese delle lingue straniere “maccheroniche”. Mi è venuta in mente quella pubblicità di un noto gelato “two gust is megl’ che uan”…

Comunque va dato atto che noi italiani, perlomeno, ci proviamo. I francesi che, in quanto a lingue straniere, stanno messi come noi, non ci provano neanche. E qui mi è tornata in mente una notizia letta qualche tempo fa. Ad aprile, a New York, prima del ricevimento organizzato dalla rivista Time, una certa Marine Le Pen, designata dalla rivista americana tra le 100 persone più influenti al mondo, ha esordito dicendo: “Ah non, je ne parle pas anglais, moi. Je suis française!”.

Foreign_language_learning_2016_YB16-II

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