L’Italia capofila in Europa per numero di parti con taglio cesareo

Da molti anni l’Italia detiene il record del paese dell’Unione europea con il più alto numero di parti con taglio cesareo. Su 100 nascite 37 avvengono con taglio cesareo. Nonostante la percentuale sia aumentata in tutti paesi europei, la media si attesta al 26,7%. L’Italia, insieme al Portogallo, sta ben al di là di questa media. I dati OCSE del 2011 indicavano il 37.7%. I dati Istat, per il 2013, indicano una percentuale pari al 36,3% relativa alle schede di dimissione ospedaliera (SDO) del Ministero della Salute.
La percentuale italiana, inoltre, è ben lontana da quella raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’ultima dichiarazione dell’OMS, del mese di aprile 2015, continua ad indicare che la percentuale ideale di tagli cesarei dovrebbe situarsi tra il 10% e il 15% di tutte le nascite.
L’eccessivo ricorso al taglio cesareo in molti casi non è giustificato soprattutto alla luce di quello che succede negli altri paesi europei in cui la percentuale di mortalità neonatale e materna resta comunque molto bassa (al pari dell’Italia) e dove, invece, il numero di parti con taglio cesareo è sensibilmente più basso.
I paesi scandinavi, Olanda e Islanda sono i paesi europei con la percentuale più bassa, circa il 16%.

Statistiche OCSE per la salute 2013

L’eccessivo ricorso al parto cesareo in Italia non si giustifica per reali necessità di emergenza. La maggioranza dei parti cesarei effettuati sono programmati e non eseguiti per una reale situazione di rischio per la madre o il nascituro (il 62,2% contro il 37,8% di quelli non programmati). Sebbene il taglio cesareo oggi sia più sicuro rispetto al passato, consiste comunque in un intervento chirurgico vero e proprio legato quindi a possibili rischi di mortalità o di complicazioni in particolare per la madre.
Oltre ai rischi aumenta anche il costo finanziario dell’intervento. Il costo medio di un taglio cesareo è almeno due volte superiore rispetto ad un parto vaginale in un certo numero di paesi OCSE. E’ curioso come i parti cesarei, non solo in Italia, sono sensibilmente più numerosi nelle cliniche private che negli ospedali pubblici. La percentuale di parti cesarei è di 64,6% nelle strutture private contro 33,4% delle strutture pubbliche.

E’ bene ricordare, inoltre, che nel 2010 e nel 2012 il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno emanato delle linee guida sul ricorso al taglio cesareo e il Piano Sanitario 2011-2013 invitava a contenerne il ricorso al di sotto del 20% del totale dei parti. Purtroppo, dagli ultimi dati disponibili, la media italiana è ancora ben lontana da questo obiettivo. Molto probabilmente alcune strutture ospedaliere sono riuscite ad adeguarsi (o comunque ci provano) ma tantissime altre, purtroppo, ancora no.

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