Povertà minorile in Europa – 27 milioni di bambini a rischio

Saracia_TiganeascaAnche se la Convenzione ONU sui Diritti del fanciullo, approvata nel 1989 e ratificata da quasi tutti gli Stati del mondo(1), rimane troppo spesso carta straccia, vale la pena ricordare alcuni dei suoi articoli.

L’art. 6 prevede il riconoscimento da parte degli Stati membri del diritto alla vita del bambino e l’impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo.

L’art. 24 c.1 riconosce il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione garantendo che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi.

L’art. 27 c. 1 enuncia che gli Stati riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.

In moltissime parti del mondo, in particolare Asia e Africa Subsahariana, questi cosidetti diritti vengono del tutto disattesi. Fame, malnutrizione, malattie e guerre colpiscono milioni di minori e calpestano il primo dei loro diritti, il diritto alla vita. Più di 6 milioni di bambini muoiono ogni anno prima di aver compiuto 5 anni per cause del tutto prevenibili. Nel Mondo, 2,8 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorni.

In Europa, nel ricco Occidente, sono 27 milioni i minori a rischio povertà (28%)e sono in aumento rispetto al 2008. Dal rapporto pubblicato ad aprile da Save the Children, “Child Poverty and Social Exclusion in Europe. A matter of children’s rights”, che riprende, analizza e commenta, tra l’altro, i dati Eurostat sui minori a rischio povertà o esclusione sociale (EU-SILC 2013), utilizzando l’indicatore AROPE (At risk of Poverty or social Exclusion), nessuna nazione europea si salva. Il fenomeno riguarda anche i paesi nordici che hanno un forte e ben sviluppato welfare. In queste nazioni la percentuale di minori colpiti è molto più bassa di altri stati, ma la percentuale si aggira comunque tra il 11.9% della Norvegia al 19,4% della Svezia.

Le situazioni più drammatiche si riscontrano in Bulgaria e Romania dove oltre il 52% dei minori sono a rischio povertà ed esclusione sociale.

L’Italia sta ben oltre la media Europea per la percentuale di bambini a rischio povertà con il 33,8%. Significa che in Italia, su circa 10 milioni di minorenni, più di 3 milioni di bambini e ragazzi sono coinvolti. E’ una cifra enorme! La situazione è identica o addirittura peggiore in Spagna e Croazia con 33,8% di minori a rischio, Irlanda (34,1%), Grecia (35,4%), Lettonia (40,0%) e Ungheria (40,9%).

Ma cosa vuol dire “a rischio povertà”? L’indicatore AROPE, utilizzato da eurostat per misurare la povertà e l’esclusione sociale, tiene conto di tre dimensioni: trovarsi al di sotto della soglia di rischio povertà, vivere in situazione di grave deprivazione materiale, vivere in una famiglia a bassa intensità di lavoro. Per quanto riguarda l’infanzia questo significa non solo la mancata soddisfazione dei diritti di base come l’alimentazione, il vestiario e l’abitazione ma trattasi anche dell’accesso inadeguato a cure mediche, ai servizi per l’infanzia e all’educazione oppure l’impossibilità di partecipare ad attività culturali, formative e ricreative  con i propri coetanei e sentirsi emarginati.

(1)   L’Italia ha ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo con Legge del 27 maggio 1991 n. 176.

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